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DENTRO, FUORI, SOTTO BUCAREST
15 dicembre 2015 · Dentro, fuori, sotto Bucarest al DLF Treviso
Ieri sera presso il Circolo Fotografico del Dopolavoro Ferroviario di Treviso, Massimo Branca e Igor Marchesan hanno presentato alcuni loro lavori.
Protagonista del servizio fotografico è una comunità di senza tetto che ha trovato rifugio nei canali che durante la dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu erano stati realizzati per la manutenzione degli impianti di teleriscaldamento. Nel regime comunista tutte le abitazioni erano riscaldate da unità centrali connesse da imponenti tubazioni alle varie entità periferiche. Questi sotterranei hanno quindi il vantaggio non solo di esser "freschi" d'estate, quando fuori sotto il sole la temperatura si aggira attorno ai 30°, ma soprattutto riescono ad aver temperature che sono superiori ai 20° nel periodo invernale, quando all'esterno le temperature oscillano attorno allo zero. I senza tetto trovano, per tanto, un caldo rifugio in quei meandri e Igor e Massimo son andati ad incunearsi nel sottosuolo per documentare, mediante fotografie, questa comunità. Il nucleo è di circa una trentina di persone e faceva riferimento ad un leader, che si fa chiamare "Bruce Lee" avendo lui in gioventù praticato le arti marziali.
Avevo già ascoltato i due relatori in un precedente incontro e forse per questa ragione gli aspetti che più mi hanno colpito in questo secondo rendiconto sono quelli meno fotografici. Il lavoro realizzato dai due italiani, infatti, va ben oltre la fotografia e propone spunti a mio avviso molto interessanti. A stimolare queste riflessioni è stato proprio il presidente del DLF, Mauro Bozzo che ha chiesto delucidazioni circa le differenti visioni che le reti televisive, rumena ed inglese, hanno della stessa comunità. Di qui sono nate le precisazioni dei due protagonisti.
Iniziamo con il dire che la televisione rumena propone di queste comunità (quella documentata dai due ragazzi, è solo una delle molte che vivono sotto terra, nella capitale rumena, sfruttando questa caratteristica dei canali sotterranei riscaldati) è decisamente negativa. In quest'ottica l'insieme è il ricettacolo di persone quanto mai riprovevoli, soggetti deboli e pericolosi che prima saranno abbracciati dalla nera signora dotata di falce, meglio sarà per tutti i "cittadini per bene". La comunità vede come valore fondante la droga e l'esistenza di queste persone è legata a spaccio e furti.
La presentazione proposta dalla terza emittente televisiva inglese, mediante un documentario realizzato in un paio di giorni, è di taglio differente. Questa comunità, sostengono i giornalisti anglosassoni, è la dimostrazione di come il sistema consumistico/capitalistico abbia nel suo processo sociale dei prezzi da pagare, prezzi che sono rappresentati proprio dall'esistenza di queste comunità assenti quando vi era la dittatura comunista. Nel regime comunista tutti possedevano una casa, dei diritti e un lavoro, magari poco pagato, ma ce l'avevano. Ora queste persone non hanno nulla di tutto ciò e sono costrette a vivere sottoterra, contendendo i loro spazi con i topi.
La riflessione che ci propone Massimo Branca, laureato in antropologia, è molto sottile. Non parteggia né per la prima versione né per la seconda, lui afferma che le persone che ha conosciuto hanno tutte un percorso personale che le ha portate all'interno di quella collettività, sicuramente dovuto a stimoli esterni, sociali, ma anche a scelte proprie. Generalizzare è difficile. In particolare, faceva rilevare il giovane pensatore, che comunque anche se "benevolo" nei confronti di quella collettività, il documentario inglese non era corretto. Era stato realizzato in soli due giorni e molti intervistati avevano rilasciato dichiarazioni fasulle che i reporter inglesi non potevano verificare. Al contrario le informazioni acquisite da Massimo e da Igor erano frutto di confidenze ricevute dopo svariate permanenze trascorse assieme ai protagonisti, informazioni che avevano potuto confrontare con i commenti e le notizie di chi viveva con loro. E proprio da queste informazioni molto più "attendibili" (usiamo questo vocabolo) alla fine si può che rilevare che parte del problema è di origine sociale, ma sicuramente vi è molto di scelte personali che porta le persone a drogarsi, prostituirsi, e a rubare. L'aspetto rimarcato da Branca è un altro: come può un giornalista raccogliere in breve tempo le informazioni che loro son riusciti ad accumulare solo grazie a una relazione che si può definire di tipo amichevole (ad un certo punto la comunità si era offerta di pagare il viaggio aereo affinché i due "amici" potessero tornare a fargli visita)? La relazione che loro erano riusciti a costruire passa per elementi personali, soggettivi, con alcune persone riuscivano ad avere confidenze importanti, mentre con altre la privacy non veniva scalfita. E questo processo si sviluppa in un certo tempo. Uno del pubblico aveva chiesto dopo quanto tempo gli obiettivi puntati contro i soggetti documentati erano riusciti ad "essere invisibili" per gli stessi, restituendo un'immagine spontanea. Solo nel secondo viaggio, è stata la significativa replica. E va precisato che il primo viaggio era durato due mesi, e che il servizio fotografico è stato realizzato in differenti puntate. D'altra parte, evidenzia Branca, un giornalista non può rimanere vincolato troppo tempo a raccogliere informazioni, deve a fine settimana aver prodotto un certo numero di pezzi per vivere lui e far vivere il suo giornale.
Qui mi fermo sottolineando come il lavoro di Igor e Massimo non sia solo un reportage fotografico ma sia qualcosa di più. La conferma di ciò è data proprio dagli sviluppi successivi al documentario inglese. La polizia rumena ha fatto incursione dentro la "tana" della comunità e ha arrestato "Bruce Lee", che dovrà essere processato e rischia l'ergastolo.
Igor e Massimo si interrogano se questo fatto possa essere messo in correlazione con il "benevolo" documentario inglese e soprattutto, affermano, noi siamo qui a raccontarvi dell'episodio, mentre i giornalisti inglesi facilmente ora stanno occupandosi di altri casi e che cosa possa accadere a "Bruce Lee" ed al suo gruppo è l'ultimo dei loro pensieri. Per tanto la semplice visione delle foto sicuramente è una cosa interessante, ma poter ascoltare i commenti dei due protagonisti a corredo delle immagini, dà molta più forza alle stesse, e permette al pubblico di uscire interrogandosi su aspetti profondi del proprio io e circa la società di cui siamo parte.
Questo è quanto anche ieri sera mi ha suscitato l'incontro promosso da Mauro Bozzo e dal suo gruppo.
Mirco Venzo, Treviso 15/12/2015





