Monia Perissionotto, raccontarsi con le foto.

Monia Perissionotto, raccontarsi con le foto.
Si presenta vestita di nero, con un look che trasmette eleganza, anche a causa di una scarpa a punta con tacco alto, sicuramente raffinata.
Inizia a fotografare per ragioni professionali, odontoiatriche, ma la scoperta della macchina fotografica la porta a documentare i suoi viaggi, una delle sue passioni. La svolta avviene dopo aver frequentato un workshop con Antoine D'Agata (della Magnum), fotografo che ama gli eccessi, lui le insegna ad arrivare sino al limite ed a superarlo.
Cambia quindi il suo modo di fotografare che non è più un documentare i viaggi, ma inizia a diventare un modo per comunicare se stessa.
"Io sono molto introversa, e ho la necessità di spiegarmi, la fotografia diventa il mezzo con cui farmi capire. D'Agata, spiega nei suoi incontri, che uno racconta se stesso anche quando fotografa un paesaggio, o un albero".
Il primo lavoro che propone è "Tokio Nights" dove già s'individuano chiaramente sia il suo stile fotografico sia la sua idea di fotografia.
Parte per la capitale del Giappone priva di ogni nozione circa la cultura nipponica. Si ferma per dodici giorni e la mattina la usa tendenzialmente per visitare, dedicando il pomeriggio o la sera alla fotografia.
Precisa, che sono due cose diverse e se hai la testa concentrata in una, non puoi fare l'altra.
Lo stile è caratterizzato da soggetti quasi mai nitidi, le foto notturne la portano o a "sgranare" l'immagine (anche se il termine è improprio visto che utilizza fotocamere digitali) o ad avere foto mosse.
Il risultato è una foto poco definita, dove possono verificarsi anche modifiche in post produzione, sempre per accentuare i contrasti tra i bianchi e i neri (non abbiamo visto una sola foto a colori durante l'intero incontro) ma anche altre leggere modifiche rientrano nella sua visione della fotografia.
Il motivo di questa scelta è ben spiegata dalla protagonista dell'incontro: "Le foto non devono raccontare tutto, ma devono sempre lasciar spazio a chi l'immagine osserva, di completarla, mettendoci lui quel che non c'è..." ed ecco che in quello spazio non definito dove il fruitore dell'immagine deve aggiungere i dettagli mancanti, s'incunea il momento personale non solo di chi vede la foto, ma anche di colei che l'ha scattata. Nel lavoro di Tokio forse più che la capitale giapponese si racconta qualcosa di chi l'ha visitata e dialogando con l'artista intuisco che forse la necessità di viaggiare lontano è un modo per riuscire meglio a scrutare dentro se stessa; è forse più facile guardarsi dentro (e di conseguenza raccontare la propria profondità) quando si è lontani dalla banalità quotidiana.
Tuttavia l'artista si è ripromessa di modificare questa tendenza e i prossimi lavori presumibilmente non andranno a cercare lidi esotici, ma proveranno a focalizzare aspetti molto più vicini, anche territorialmente, ai luoghi dove vive.
Una ragione di questa scelta son riuscito ad intuirla, Monia sta dedicando molto spazio anche agli autoritratti, e questo genere di fotografia non necessità di latitudini particolari per essere realizzata, quanto di uno stato d'animo speciale dove sia presente anche una buona dose di coraggio.
Se si vuole andare dentro il fondo del proprio "io", questa caratteristica diventa imprescindibile.
"Gli autoritratti non son un progetto ben definito, anche perché rappresentano dei momenti di vita. Non si concludono in un unico luogo, ma sono un percorso che uno compie...".
Uno tra questi mi ha particolarmente colpito.
E' uno scatto realizzato in bagno dove vi sono delle geometrie molto ben studiate, e dove sulla sbarra cromata del porta asciugamani si vedono, se si fa molta attenzione, due occhi che ti scrutano.
Un dettaglio, piccolo di dimensioni rispetto alla globalità dell'immagine, che stacca da un ambiente di per se abbastanza asettico.
Chi osserva la foto comprende che dentro quegli occhi c'è tutto un mondo probabilmente molto diverso dall'ordinato e pulito locale da cui sono riflessi.
Ma c'è un problema: bisogna scoprire di chi sono, perché l'asta che regge l'asciugamano, non permette di vedere, (e quindi conoscere e comprendere) nient'altro!
Ecco che, anche in questo caso, come spiegato dall'artista, chi vede la foto deve aggiungere i dettagli mancanti.
La chiacchierata è stata cordiale ed è stata allietata da un buon tea caldo, che, visto il periodo, è risultato particolarmente gradito.
Si è parlato molto di fotografia ma anche di sentimenti, emozioni, intimità.
O forse è corretto precisare che l'intimità, è trapelata a poco a poco dalle varie foto che abbiamo esaminato, pur non essendo stata descritta oralmente.
Si è manifestata lentamente, scatto dopo scatto, con discrezione, con eleganza.
Mirco Venzo, San Donà di Piave 07/12/2015
Vorrei aggiungere una nota personale.
Ringrazio con affetto e grande stima Monia Perissinotto per avermi dato l'opportunità di conoscerla più intimamente. Mi ha permesso di poter sfogliare delle sue immagini che raccontavano certi sentimenti che facevano tremare il cuore, senza il bisogno di dover esprimere una parola, tanto erano espliciti sguardi, movimenti e situazioni nelle loro più personali pieghe della vita, fissati sull'immagine, sulla fotografia, fino alla commozione.
Porterò nel mio più profondo, certe storie, che si intrecciano con le mie, perché ormai fanno parte di me.
Grazie Monia!
Grazie per la tua forza che esprimi e trasmetti nella tua fragilità di donna, rappresentando me come tante altre donne !
Ti auguro ogni bene !
Erminia